Il parrocchetto alessandrino (Psittacula eupatria).

Il parrocchetto "grande alessandrino" deve il proprio nome alla leggenda secondo la quale fu Alessandro Magno ad introdurne in Occidente alcuni esemplari. Un occhio poco esperto potrà confondere facilmente questo imponente parrocchetto con il più diffuso "parrocchetto dal collare", dal quale comunque si differenzia per le maggiori dimensioni, per la presenza di un vistoso semicollare rosato sulla nuca, per la caratteristica macchia rosso-violacea sulla spalla e per la conformazione più massiccia del capo e del becco. Si tratta di un magnifico parrocchetto la cui lunghezza può sfiorare addirittura i sessanta centimetri, anche se la lunghissima ed elegante coda contribuisce in gran parte al raggiungimento di tale notevolissima misura.Il dimorfismo sessuale è evidente: la femmina è di taglia inferiore, è priva del semicollare rosa e della fascia nera anteriore sul collo, pur conservando la macchia rossastra sulla spalla. Inoltre le penne timoniere sono più corte rispetto al maschio e la tonalità generale del piumaggio appare più attenuata ed opaca.

La specie di riferimento è ritrovabile in una zona estremamente vasta, comprendente Pakistan, Afghanistan, India ed Indocina, ed in particolare a Ceylon. La sottospecie nipalensis si ritrova, come dice il nome in Nepal, ma anche in Pakistan e nell'India settentrionale. L'avensis si ritrova nell'Assam orientale e nella Birmania. Il siamensis in Thailandia, in Cambogia, nel Laos e nel Vietnam del Sud. Il magnitorostris è tipico delle isole Andamane.

Questo pappagallo nidifica nelle cavità degli alberi, ma pure nei nidi abbandonati dai picchi o da altri uccelli. Depone da 2 a 5 uova e la cova, che dura da 24 a 26 giorni è generalmente affidata ad entrambi i genitori. I piccoli lasciano il nido verso i sessanta giorni e necessitano di un ulteriore mese per raggiungere la completa indipendenza. In cattività è raccomandabile fornirgli un nido a cassetta verticale di dimensioni almeno 30x30x60cm.

Il grande alessandrino in natura tende a nutrirsi principalmente di semi cerealicoli, che comprendono oltre il 50% della sua dieta. Inoltre apprezza i semi di erbe e sterpaglie, foglie e frutta, principalmente papaya, guaiava, melograno e cetriolo. Ama anche il netteare di fiori come l'erythrina, la salmalia e la butea.

In cattività richiede una dieta basata sui semi (miglio, scagliola, girasole, granturco, canapa e avena) frutta secca (noci, nocciole, arachidi) frutta (mele, pere, banane, ciliegie ed uva) e verdura varia. E' possibile fornirgli anche nocciole e pinoli in quantità moderata, semi germogliati e semi immaturi. E' importante tenere presente che questa specie presenta forte predisposizione a convertire i carboidrati in grassi, caratteristica che potrebbe essere un adattamento evolutivo per poter superare, in natura, i mesi invernali in cui il cibo è carente a livello energetico.

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